Dichiarazioni a caldo di Speroni, Lega Nord : "Gli italiani fanno schifo e l'Italia fa schifo".... benissimo... dopo l'ennesimo insulto da parte della Casa Delle Libertà, ecco cosa risponde oltre il 60% degli italiani... coglioni, indegni e ora anche schifosi...


Ora mantenete le promesse... andatevene in Svizzera e non rompeteci più i coglioni...

IL CIRCO NEXUS RIAPRE IL TENDONE
Ecco il comunicato dettato all'ANSA dalla NEXUS. Sono le prime proiezioni. Memori dell'esperienza fallimentare delle passate elezioni politiche, la Nexus ritorna a dare i numeri... Saranno quelli buoni (speriamo di sì...) ? Oppure è la seconda bufala di fila ?
Secondo la prima proiezione di Nexus per Rai - Riproduzione riservata, delle ore 16, con una copertura del 14% al Referendum sulla Riforma della seconda parte della Costituzione, è in testa il 'no' con il 59,4% dei voti, contro il 40,6% dei 'si.
Comunque vada, Bossi ha detto che se vince il "No", ma nel Nord prevale il "SI", loro (loro chi ???) si rivolgeranno all' ONU (matti... sepmlicemente fuori di testa...). Se il "NO" fa bottino pieno su tutta la linea, allora andranno in Svizzera, almeno lì c'è il federalismo (Parole Sue!!!). Quindi FORZA "NO"! SU TUTTA LA LINEA ! ! !
NON SERVIVA UN ICTUS PER TOGLIERSELO DALLE PALLE.... BASTAVA UN "NO"....
E CHE "NO" SIA, QUINDI !
I TRE VINI DELLA SETTIMANA (II)
(Prima Parte)
La settimana scorsa abbiamo incontrato ed esaminato tre big della produzione Enologica Piemontese ed Italiana, tre rossi veramente d'autore : Barbaresco DOCG, Gattinara DOCG e Barolo DOCG. Questa settimana ci trasferiremo in Lombardia ed inizieremo la nostra triplice tappa con un prodotto conosciuto in tutto il mondo: il FRANCIACORTA DOCG.
FRANCIACORTA DOCG

ZONA DI PRODUZIONE E STORIA :
La terra di origine è una regione che si trova in provincia di Brescia, delimitata dalla sponda del lago di Iseo, dai fiumi Oglio e Mella e dalle colline che si estendono intorno al comune di Rovato. Il terreno ha origine glaciale; la presenza di sassi morenici costituisce un fattore positivo, perché le pietre immagazzinano di giorno il calore del sole per cederlo durante la notte; inoltre il suolo ghiaioso garantisce il drenaggio delle acque in eccesso, che potrebbero nuocere alle radici della pianta e influire negativamente sulla qualità dei grappoli.
Il nome ha un'origine medievale e deriva da Franche curtes, che significa corte franca, cioè terra esentata dall'obbligo di versare le imposte. Infatti la Franciacorta, o Franzacurta, come era denominata nel XIII secolo, era terra di abbazie e di priorati e godeva quindi di particolari privilegi. La viticoltura era già praticata nel Medioevo, ma divenne sistematica a partire dall'Ottocento, ne è testimone lo storico Gabriele Rosa. Fino a cinquanta o quarant'anni fa i vini prodotti, quasi
esclusivamente rossi, non erano eccellenti. In questo periodo ebbero luogo i primi esperimenti di spumantizzazione ad opera di Guido Berlucchi di Borgonato che aprì la strada spumantistica che tutta la Franciacorta avrebbe poi seguito. Ancora oggi si può dire che la produzione di questa regione vinicola è in continuo miglioramento qualitativo. Lo spumante Franciacorta venne riconosciuto doc nel 1967 e docg nel 1995.
VITIGNI - GRADO ALCOLOMETRICO MINIMO - INVECCHIAMENTO E QUALIFICHE :
Vitigni: Pinot bianco e/o Chardonnay e/o Pinot nero.
Il Franciacorta riporta la dicitura Vsqpdr (Vini spumanti di qualità prodotti in regioni determinate) che contraddistingue lo standard più elevato degli spumanti in quanto si riferisce a quelli lasciati fermentare in autoclave o in bottiglia per un periodo minimo determinato. Il Franciacorta è, infatti, ottenuto con il metodo di fermentazione naturale direttamente in bottiglia. Il Franciacorta che non riporta l'anno di vendemmia, è ottenuto dall'assemblaggio di più annate e viene posto in commercio dopo 18 mesi di affinamento in bottiglia e non prima di 25 mesi dalla vendemmia.
Il millesimato è ottenuto utilizzando almeno l'85% del vino dell'annata dichiarata sull'etichetta, viene prodotto solo nelle annate migliori e deve avere almeno trenta mesi di affinamento in bottiglia ed è immesso al consumo dopo trentasette mesi dalla data di inizio della vendemmia della componente cui si riferisce il millesimo.
Il Franciacorta rosè è vinificato con quote più o meno significative di Pinot nero, ma comunque non inferiori al 15%.
Il "saten", per la cui vinificazione il disciplinare non consente l'uso di Pinot nero, prevede un periodo di permanenza sui lieviti più breve ed è meno spumoso e più delicato della versione spumante; corrisponde al francese "Cremant", cioè un vino spumante con una pressione di anidride carbonica in bottiglia inferiore a 5 atmosfere.
- Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,5% .
- Acidità totale minima: 5,5 per mille; estratto secco netto minimo: 15 per mille.
Tali limiti valgono anche per la tipologia rosè.
CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE :
Il Franciacorta spumante può presentare caratteristiche sensibilmente diverse poiché il disciplinare lascia ampia discrezionalità sulle uve da utilizzare. In linea di massima però lo spumante ha colore brillante, paglierino chiaro con bagliori lucenti e possibili riflessi verdini; perlage finissimo, persistente, con spuma ricca.
L’odore è fruttato che comprende sentori di frutti di bosco, talvolta di mela acerba.
Il sapore è secco, con sensazioni di frutta e, in alcune produzioni, si coglie una gradevole nota amarognola.
ABBINAMENTI E TEMPERATURA DI SERVIZIO :
Va servito alla temperatura di 6-8°C. Al fine dell'abbinamento vanno distinte le tre varietà bianco, rosè, cremant.
La varietà bianco, millesimato o no, si destina agli aperitivi, ai piatti di apertura a base di pesce, ai primi piatti delicati, ai secondi piatti soprattutto a base di verdure o pesce.
Il Franciacorta rosè è in genere più corposo del bianco ed è adatto ad accompagnare pesci saporiti, verdure molto sapide e carni bianche leggere.
I satin accompagnano insalate di pesce, carpaccio di pesce e frutti di mare crudi o variamente cucinati.
I TRE VINI DELLA SETTIMANA (I)
(Terza Parte)
La terza ed ultima recensione di questa settimana vedrà come protagonista un altro celebre vino Piemontese: il celebre Barbaresco D.O.C.G.

BARBARESCO D.O.C.G.

ZONA DI PRODUZIONE E STORIA :
Zona di produzione: intero territorio dei comuni di Barbaresco, Neive, Treiso (già frazione di Barbaresco) e la parte della frazione "San Rocco" già facente parte del comune di Barbaresco ed aggregata al comune di Alba, ricadenti nella provincia di Cuneo.
A ragione è considerato uno dei grandi vini d'Italia, con il Barolo e il Brunello di Montalcino. Barbaresco, che dà il nome a questo vino, è un paese in provincia di Cuneo accarezzato dal fiume Tanaro. Antichissimo borgo ricco di storia, Barbaresco già ai tempi dell'impero romano era punto strategicamente importante; posto in cima ad una collina, era un ottimo un ottimo punto di osservazione e sicuro rifugio da attacchi nemici.
Proprietario del castello e delle vigne circostanti divenne, dopo varie successioni, un enologo d'indiscusso valore, tale Domizio Cavazza. Il rigore tecnico e scientifico di Cavazza, direttore della Scuola Enologica di Alba a fine 1800, ha dato il via alla valorizzazione del vino Barbaresco, un vino che deriva dal vitigno Nebbiolo.
VITIGNI - GRADO ALCOLOMETRICO MINIMO - INVECCHIAMENTO E QUALIFICHE:
Vitigno: esclusivamente "Nebbiolo" delle sotto varietà "Michet", "Lampia" e "Rosè".
Il Nebbiolo è considerato il più nobile vitigno d'Italia ed è così denominato un po' perché le zone nelle quali è coltivato sono avvolte nelle nebbie autunnali, un po' per l'aspetto degli acini, ricoperti da una leggera pruina biancastra.
Da queste uve nascono il Barbaresco e il Barolo. Non solo, a nord di Novara vengono prodotti altri vini rossi di ottimo pregio, il Gattinara, il Boca, il Fara, il
Ghemme ed il Sizzano, sempre con uve del vitigno Nebbiolo. Ed ancora, altri celebri vini, non piemontesi, quali il Valtellina Superiore provengono da uve Nebbiolo, in quei luoghi chiamate Chiavennasca.
Gradazione alcolica minima complessiva: gradi 12,50.
Acidità totale minima: 5 per mille.
Estratto secco netto minimo: gr. 23 litro.
Il vino deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento di almeno due anni e conservato per almeno un anno di detto periodo in botti di rovere o di castagno. Il periodo di invecchiamento viene calcolato a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo alla vendemmia.
Il "Barbaresco" sottoposto ad un periodo di invecchiamento non inferiore a quattro anni può portare come specificazione aggiuntiva la dizione "riserva".
CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE:
Colore: rosso granato con riflessi arancione.
Odore: profumo caratteristico, etereo, gradevole, intenso, con squisito profumo di violetta.
Sapore: asciutto, pieno, robusto, austero ma vellutato, armonico. 
ABBINAMENTI E TEMPERATURA DI SERVIZIO:
E' considerato tra i migliori vini italiani da arrosto, ma si accompagna magnificamente anche a selvaggina, pollame nobile, brasati e formaggi stagionati o piccanti. Temperatura di degustazione: 18°-20°C, stappando la bottiglia una o due ore prima di servire.
CURIOSITA' :
Il "Barbaresco Riserva" e il "Barbaresco D.O.C.G." è stato premiato, nel 2005, con il prestigioso "5 GRAPPOLI" dall' AIS.
SE FOSSI VERAMENTE UN COGLIONE VOTEREI SI' AL REFERENDUM PER SPUTTANARE LA COSTITUZIONE ALLA CUI SCRITTURA HA CONTRIBUITO ANCHE IL RANOCCHIO NELLA FOTO, GIUSTO PER FARE DISPETTO A 'STO COSO QUA... (passo sopra alla figura del batrace e voterò comunque no, non vi preoccupate...). COMUNQUE LEGGETE QUESTO POST TRATTO DAL BLOG DI BEPPE GRILLO... INQUIETANTE E' DIRE POCO...
MA IN CHE PAESE VIVIAMO ???

Ieri Piero Ricca ha fatto qualche domanda a Andreotti. Dopo ha dovuto darsi alla fuga, ma è stato preso e portato in commissariato. Ecco il suo racconto.
"Nel primo pomeriggio di ieri, nell’aula magna dell’Università Bicocca, a Milano, ho rivolto qualche domanda al senatore a vita Giulio Andreotti, sul tema di quella sua strana assoluzione per prescrizione del reato di associazione a delinquere, ritenuto dai giudici “concretamente ravvisabile” almeno fino al 1980. Per aver osato tanto, sono stato identificato e minacciato da agenti di polizia, e trattenuto in commissariato per quasi due ore. E m’è andata ancora bene.
Nell’aula magna della Bicocca alcuni cronisti stavano intervistando il nostro dipendente a vita su altri temi: il calcio, Moggi, la Nazionale, “la caduta della moralità pubblica come si evince dalle recenti intercettazioni”, il rapporto fra aspiranti attrici e uomini di potere e via leccando. Andreotti era comodamente seduto, rilassato. Ogni tanto faceva una battuta e i cronisti ridevano di gusto. I docenti della Bicocca, intorno, componevano una festosa corona.
A un certo punto mi sono inserito, ho consegnato ad Andreotti un foglio con l’estratto della sentenza della corte d’appello di Palermo, poi confermata dalla Cassazione e con il tono più pacato possibile gli ho chiesto di commentarlo. Ne è nato un dialogo, che ho videoripreso a meno di un metro di distanza, di tre o quattro minuti. L’ho interpellato sulle responsabilità a lui addebitate dalla giustizia italiana, gli ho chiesto se ritenesse una cosa normale la presenza in Parlamento in qualità di senatore a vita di un personaggio così descritto da una sentenza definitiva, gli ho fatto presente che nei giudizi di molte testate internazionali il “caso Andreotti” era considerato uno scandalo, e così via intervistando. Lui ha risposto invitandomi a leggere per intero la sentenza, visto che “dagli estratti si capisce poco”, ha affermato che la prescrizione nasce solo dal dubbio della corte su un singolo incontro (per lui mai avvenuto) con il mafioso Bontade (”un certo Bontade”), ha aggiunto che all’estero incontra solo rispetto e solidarietà. E così via, minimizzando e svicolando, con quei tipici occhi a fessura.
Già mentre gli rivolgevo le domande alcuni agenti in borghese della sua guardia personale mi premevano e tiravano da dietro. Al che mi sono ribellato subito ad alta voce. Ho chiesto ad Andreotti se fosse ancora possibile in questo Paese fare domande ai politici e lui mi ha risposto che nessuno me lo stava impedendo, che fare domande era un diritto “e anche dare le risposte”, poi ha aggiunto: “Ma se lei è qui per fare un numero, allora…”. Le sue guardie intanto mi piantonavano e tenevano da dietro. Ma il principale non s’è accorto di nulla.
A intervista finita i gendarmi, agenti della polizia di Stato, hanno cercato di portarmi via tirandomi con forza. Ho protestato a voce alta in mezzo alla sala, mentre iniziava la conferenza. I gendarmi sono spariti. Nessuno dei presenti ha fiatato.
Sono rimasto altri venti minuti in aula magna, seduto tranquillamente, continuando a videoriprendere. Poi sono uscito per andarmene via, da solo, e sono stato trattato come un delinquente.
Una guardia privata della Bicocca ha cominciato a inveire in modo minaccioso, urlandomi addosso come un pazzo e cacciandomi a forza da una porta laterale, le guardie personali di Andreotti mi hanno trattenuto, strattonandomi e minacciandomi di sequestrami la videocamera e ordinandomi di mostrare i documenti. Il tono era concitato, nevrotico, da pessimo telefilm americano. Era evidente il tentativo di intimidire. Mentre il guardiano privato continuava a inveire e a minacciarmi, mi sono divincolato e me ne sono andato via. I poliziotti e la guardia privata mi hanno inseguito, mi hanno immobilizzato in un luogo dove non passava nessuno e a nulla sono valse le mie buone ragioni, del tipo: “Io non ho fatto nulla di male, ho semplicemente rivolto delle domande a un politico, riprendere eventi e personaggi pubblici è consentito, se commettete abusi vi denuncerò”.
Gli agenti continuavano a ripetermi: “Tu non puoi comportarti così con il senatore, le tue domande non c’entravano nulla, tu non puoi riprendere senza permesso e hai ripreso anche noi, e poi ti conosciamo già, eri tu a Roma davanti al Senato, tu ora ci dai tutto il materiale e poi ti portiamo in commissariato”. Mentre dicevano questo, uno mi teneva fermo contro un muro e l’altro mi tratteneva lo zaino con la videocamera e un registratore audio.
Ho obiettato: “Lasciamo decidere a un giudice chi ha ragione, voi state commettendo un abuso e comunque esigo di conoscere i vostri nomi”.
Un agente ha risposto: “La legge sono io ora, il giudice sono io”. Poi, rivolto al collega ha aggiunto: “Ora gli prendiamo le impronte digitali, così l’amico inizia ad abbassare la cresta”. I danni dei telefilm americani sono incalcolabili.
Poi sono stato portato in auto da altri agenti di polizia al commissariato di Greco, dove sono stato trattenuto per oltre un’ora e mezza. Lo zaino lo hanno preso in consegna loro. Per puro caso, gravissimo reato, non avevo con me la carta d’identità (mentre ho mostrato un tesserino identificativo di tipo elettorale che, sempre per caso, avevo con me) e abbiamo dovuto attendere che fosse trasmesso un fax da Parma con la fotocopia del mio documento. La qual cosa ha evitato la ventilata pratica della fotosegnalazione con impronte digitali in Questura: che certo sarebbe stata un’esperienza divertente per uno dei cittadini più identificati di Milano.
Per tutto il tempo mi è stato impedito di telefonare al mio legale e di effettuare o ricevere qualsiasi altra chiamata, come chiedevo di poter fare. “Il cellulare lo deve tenere spento”.
Ho notato che gli agenti di Greco si consultavano con altre persone al telefono, compresi gli agenti di guardia ad Andreotti, per decidere se sequestrami il materiale o meno. A margine delle complesse trattative ho fatto presente di essere ben noto negli ambienti della Questura e altrove per le mie attività di cittadino impegnato in politica, citando nomi e fatti, compresi esposti e interrogazioni parlamentari contro la polizia di Milano.
Alla fine sono stato rilasciato, con videocamera e tutto il resto. Gli agenti hanno redatto un verbale “per uso interno”, che non mi hanno fatto leggere.
Ecco tutto. Sono stato trattato in questo modo perché, nel silenzio della gran parte degli operatori dell’informazione, ho rivolto due o tre domande a un senatore a vita giudicato dalla giustizia del mio Paese un colluso con la mafia, salvatosi da una condanna per intervenuta prescrizione del reato. Io, che non ho mai preso una multa in vita mia.
Coerentemente, al tg3 regionale della sera, le mie domande - di pura supplenza giornalistica - sono state definite come l’intervento di un “contestatore”. E il Corriere della Sera odierno, in un riquadrino, riporta la notizia del mio trasferimento coatto in commissariato, “a seguito di una discussione con Andreotti”. Nell’occhiello la “discussione” diventa 'lite' ".
Ormai sempre più di frequente delinquenti in divisa abusano del potere dell'uniforme... non dimentichiamo... non dimentichiamo Federico, ucciso (anche se, nonostante prove e testimonianze si dice il contrario, da agenti della stradale; ricordiamoci dei compagni SEQUESTRATI l'11 Marzo... io direi che 'sti qua hanno quasi rotto le palle...
GRAZIE A DIO SONO UN COGLIONE... E INDEGNO...
Berlusconi sul palco
dell'Eur, a Roma
ROMA - Berlusconi apre la manifestazione per il sì al referendum, a Roma, denigrando chi voterà no. "Nessun italiano può sentirsi degno di essere tale se domenica non sarà andato a dare il proprio sì alla Riforma, che darà a questo paese più democrazia e libertà - ha detto l'ex presidente del Consiglio -, è importante essere cittadini italiani al 100%, è importante domenica partecipare al cambiamento della Costituzione".
Per intrattenere il pubblico in attesa che arrivasse anche Gianfranco Fini, Berlusconi ha esordito interpellando la platea: "Vi faccio una domandina semplice semplice e voglio una risposta franca: volete morire comunisti?" Il "noooo!" è stentoreo e allora Berlusconi, dopo aver commentato "Lo sospettavo", va avanti con i pezzi forti del suo repertorio, riproponendo, dopo il terrore del comunismo, la teoria dei brogli elettorali, l'occupazione delle istituzioni da parte della sinistra e l'insulto agli elettori dell'altra parte. Per concludere però, con un'inattesa apertura: sì al dialogo se la legge sulla devolution non sarà accantonata dal referendum.
Scandali e distrazioni. Berlusconi ancora una volta non nasconde di temere l'astensionismo e accusa la sinistra di metterci del suo per tenere lontana la gente dalle urne. "Sembra che la sinistra si sia scatenata con vicende che occupano le prime pagine dei giornali e che distraggono gli italiani dal referendum costituzionale", afferma l'ex premier.
Brogli e voto all'estero. "Non c' è nessuna possibilità di considerare regolare il voto degli italiani all'estero. E' un voto irregolare, che si deve assolutamente rifare", ha detto il leader della Cdl che ha poi attaccato di nuovo il risultato complessivo del 10 aprile. Le irregolarità verificatesi, dice tra gli applausi, "non hanno altra spiegazione logica che brogli elettorali". Per questo Berlusconi sostiene che "occorre che noi si proceda alla riconta delle schede annullate in primo luogo e poi, se necessario, anche di tutte le schede", perché la Costituzione "è fondata sul principio del rispetto della sovranità popolare". Insomma, dice ancora suscitando l'applauso della platea, "il risultato delle elezioni nazionali noi lo contestiamo dal profondo".
"Prodi patetico". "Prodi è un presidente del Consiglio debolissimo, quasi patetico, e, se fosse obiettivo, dovrebbe essere lui il primo a dire che la riforma costituzionale che rafforza i poteri del premier dovrebbe essere introdotta" è il ragionamento del leader di Forza Italia. "Sono due mesi che questo governo non governa: spartisce solo il potere e da settimane litigano a Palazzo Chigi per la spartizione delle stanze. Questo non accadrebbe se la riforma costituzionale fosse già in vigore".
A chi però gli chiede se in caso di vittoria del "sì" Prodi deve andare a casa, Berlusconi risponde: "No, no, no... Ma avremo una Costituzione più moderna e adeguata ai tempi". La vittoria del "sì" comunque "è un segnale per questo governo e questa sinistra", assicura il leader di Forza Italia.
La sinistra e il dialogo. "Questi signori della sinistra
offrono con le parole il dialogo, ma con i fatti si prendono tutti loro. Ci troviamo di fronte a una condizione di arroganza ma soprattutto di fronte a una posizione ipocrita - dice Berlusconi - Quando eravamo al governo, noi abbiamo offerto continuativamente alla sinistra, che era opposizione, di sedersi al tavolo con noi e di trattare" sulla modifica della Costituzione. Ci hanno sempre detto di no".
Alla fine però il Cavaliere pare riaprire al dialogo: "Dopo il sì siamo disponibili a sederci ad un tavolo con la sinistra per accogliere eventuali suggerimenti migliorativi. Non abbiamo mai chiuso la porta in faccia a nessuno. Siamo persone aperte al dialogo".
Le reazioni. Dopo la frase del leader di Forza Italia sugli elettori che voteranno "no", sono state immediate le reazioni. Il primo a dare alla stampa il suo commento è stato l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che, come Carlo Azeglio Ciampi, ha espresso l'intenzione di votare contro la legge proposta dal centrodestra. "E cosi', oltre che immorale, sono
anche indegno di essere italiano! - ha detto Cossiga - Ed ora, che altro mi riserva l'amico Silvio per il futuro? Scismatico, eretico, apostata?".
Anna Finocchiaro, capogruppo dell'Unione al Senato, ha detto: "Non mi permetto mai di dire che chi la pensa diversamente da me è un italiano indegno, detto poi da un ex presidente del Consiglio, fa una certa impressione". Finocchiaro ha concluso augurandosi "chei cittadini italiani vadano a votare" il referendum.
Il sindaco di Roma, Walter Veltroni ha commentato: "Un uomo politico italiano, leader di uno dei due schieramenti dice che chi non vota 'sì' è indegno dell'Italia: voglio solo dire che in questo Paese non è possibile che ogni volta che si vota debba scattare un anatema contro chi la pensa diversamente".
TRATTO DA REPUBBLICA.IT
QUALCUNO PUO' RICORDARGLI CHE E' UN NANO, PELATO, LADRO E BUGIARDO? IO NON SONO DEGNO...
MI SONO ROTTO LE PALLE CHE UN ESSERE DEL GENERE SI PERMETTA DI DIRMI CERTE COSE... E IO GLI RISPONDO:
VAFFANCULO STRONZO !
ECCHECAZZO... DITEMI VOI SE TOCCA PRENDERSI 'STI INSULTI DA UNO COSI'...
FOTO DI REPERTORIO

...BERLUSCONI IN BAGNO...
I TRE VINI DELLA SETTIMANA (I)
(Seconda Parte)
Eccoci pronti ad analizzare, dopo il "Gattinara D.O.C.G.", un' altra perla del panorama enologico italiano e piemontese, un' altro Origine Controllata e Garantita: il "Barolo D.O.C.G.".

BAROLO D.O.C.G.
ZONA DI PRODUZIONE E STORIA :
Zona di produzione: intero territorio dei comuni di Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d'Alba ed in parte il territorio dei comuni di Monforte d'Alba, Novello, La Morra, Verduno, Grinzane Cavour, Diano d'Alba, Cherasco e Roddi ricadenti nella provincia di Cuneo.
Figlio prediletto del Nebbiolo e delle Langhe, terra benigna e famosa da secoli per i suoi eccellenti vini, è stato definito all'unisono Re dei vini e Vino da re. Il Barolo prende il nome dal comune omonimo, anzi, per meglio dire, dall'antico feudo dei marchesi Falletto, riconosciuti gli inventori di questo pregiato vino (inizi del XIX secolo). Il Barolo si ottiene dalle uve di Nebbiolo delle sottovarietà Michet, Lampia e Rosé, come il Barbaresco DOCG. L'uva matura tardivamente verso la fine di ottobre. I grappoli (di forma allungata, piramidale, con acini piccoli, sferici e dalla buccia consistente) sono di colore blu intenso, tendenti al grigio per l'abbondante cera che riveste gli acini. Il vitigno è vigoroso e presenta rapido accrescimento (necessita di criteri particolari di potatura, secondo la Disciplinare di Produzione).

VITIGNI - GRADO ALCOLOMETRICO MINIMO - INVECCHIAMENTO E QUALIFICHE:
Vitigni: esclusivamente Barolo delle sottovarietà "Michet", "Lampia" e "Rosè".
Gradazione alcolica minima complessiva: gradi 13.
Acidità totale minima: 5 per mille.
Estratto secco netto minimo: gr. 23 litro.
Il vino deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento di almeno tre anni e conservato per almeno due anni di detto periodo in botti di rovere o di castagno. Il periodo di invecchiamento viene calcolato a decorrere dal 1° gennaio dell'anno successivo alla vendemmia.
Il "Barolo" sottoposto ad un periodo di invecchiamento non inferiore a cinque anni può portare come specificazione aggiuntiva la dizione "riserva".
CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE:
Odore: profumo caratteristico, etereo, gradevole, intenso.
Sapore: asciutto, pieno, robusto, austero ma vellutato, armonico.
ABBINAMENTI E TEMPERATURA DI SERVIZIO:

NOSTRA NAZIONALE DI CALCIO PER SALVARE L'IMMAGINE DEL NOSTRO PAESE...
denominazioni di origine controllata (Doc) e delle 117 Indicazioni geografiche tipiche (Igt) che offre la produzione nazionale''. E'quanto afferma la Coldiretti, nel giorno delle Cantine aperte, nel sottolineare che sulla base dei dati Censis gli enoturisti presenti in Italia hanno raggiunto i 4 milioni sviluppando consumi turistici per un valore di 2 miliardi di euro.
Belpaese, riportando in patria suggestioni enogastronomiche e culturali che fanno del made in Italy una moda radicata nella Piazza Rossa e non solo. Dalla seconda edizione di Vinitaly Russia (Mosca, 26-27 maggio), organizzata in collaborazione con l'Ice nell'ambito del Progetto Origine, che si svolge al Grand Hotel Marriot e vede la partecipazione record di oltre 100 aziende (erano una trentina alla prima del 2004), sono molti i segnali positivi per il settore vinicolo italiano.Il Vino e l' Italia... un' accoppiata che si dimostra sempre vincente...
Il Vino e gli Italiani... un matrimonio che dure da secoli...
Il Vino e i Politici... Qui troviamo i primi problemi... si sa, il buon Vino è un piacere che si concedono tutti... ma certi politici dovrebbero farne a meno quando si siedono intorno ad un tavolo per riscrivere la nostra Costituzione... è uno di quei casi in cui è consigliato l'uso dell' acqua...
Quindi, siamo sobri, almeno noi che abbiamo il potere di evitare i danni che questa riforma da osteria causerebbe al nostro Paese, già inguaiato da mille altri pasticci...
VOTIAMO NO !

QUANDO L'ALLIEVO SUPERA IL MAESTRO

Siamo alle solite: appalti, interessi e tangenti. Gianpaolo Angelucci, presidente della "Fondazione San Raffaele", che si è aggiudicata l'appalto da 198 milioni di euro per la gestione di undici Residenze sanitarie assistite in Puglia, illecitamente secondo l'accusa, è stato raggiunto da un avviso di custodia cautelare per aver pagato presunte tangenti da 500 mila euro al movimento politico creato da Fitto per le regionali dell'aprile 2005, 'La Puglia prima di tutto'; dalla consultazione regionale il governatore uscì sconfitto, con circa 14 mila voti di scarto in favore del candidato del centrosinistra Nichi Vendola. Già, proprio lui, quel Raffaele Fitto delfino del nostro pluri condannato-prescritto ex Presidente del Consiglio Berlusconi.Proprio lui, nato nel 1969, delfino di un becero delinquente, pare che intenda seguire la strada del suo idolo, e pare intenda farlo con una bella rincorsa; infatti, l'ex governatore di Puglia riceve oggi il suo primo provvedimento a soli 37 anni... un fenomeno. Essendo un parlamentare, Fitto non può essere arrestato fino all'eventuale autorizzazione della Camera dei Deputati. A Montecitorio, militari della Guardia di Finanza hanno perciò depositato stamani - a quel che si è saputo - la richiesta di autorizzazione a procedere all'arresto e il provvedimento cautelare firmati dal gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis. Ancora una volta, quindi, il Parlamento Italiano diventa la "tana libera tutti" di personaggi della peggior specie (sia chiaro che tutti sono innocenti fino a prova contraria, ma ad avvallare le accuse sono state utilizzate centinaia di intercettazioni telefoniche ed ambientali che incastrerebbero gli imputati... è anche il caso di dire che questo garantismo da paese dei balocchi ultimamente ha fatto cilecca, quindi mi sento in diritto di sbilanciarmi...). Attendiamo ora fiduciosi, quindi, che il (dis)Onorevole Raffaele Fitto chieda di affrontare il processo per dimostrare la sua innocenza (sarò un illuso ?!?).Indagato, infine, l'arcivescovo di Lecce, Cosmo Francesco Ruppi. Il prelato è accusato di corruzione. Della serie "LURIDA CHIESA IN LURIDO STATO".
Questa Italia si sta sempre siù confermando Paese allo sfascio. Facciamo pulizia una volta per tutte. Facciamo scattare come si deve le manette per individui che speculano sulla pelle dei malati in questo Paese che sa fare il giustizialista solo con i poveri Cristi (11 Marzo docet). Possiamo quindi concludere che la "Classe Nobile Italiana" non impara proprio niente dalla storia... Prepariamoci... Tangentopoli Bis sta per cominciare... Fosse la volta buona che finiscono tutti in galera... Sperando che Prodi e l'allegra brigata al governo non combini stronzate che insabbino tutto ancora una volta... Questo sì, per un Italia Prima Di Tutto (e tutti)... Voi ci credete ?

Maybe I'm drunk...
but you're ugly...
and I'll be sober in the morning...
TORINO PRIMA DI TUTTI !

Piccole curiosità al cioccolato...
Torino ha sempre anticipato i tempi. Nel bene e nel male. All'inizio del '900, la città piemontese, interrogandosi sul rapporto tra arte e industria, ospitò il primo Salone di Arti decorative del mondo. Negli anni '60 visse una stagione artistica irripetibile ed esaltante che influenzò per lungo tempo l'arte contemporanea. Negli anni '80 fu teatro della Marcia dei Quarantamila e della prima Tangentopoli. Negli anni '
Città della tecnologia, della letteratura, dell'architettura. Metropoli dei saperi, ma anche dei sapori: da qualche anno Torino si è imposta come capitale dei piaceri del palato con due manifestazioni di successo, il "Salone internazionale del Gusto" al Lingotto (iniziativa biennale di Slow Food) e "CioccolaTÒ", la grande festa del cioccolato, organizzata dalla Città di Torino, che si terrà in varie sedi cittadine e in provincia. A dire il vero, l'arte torinese del cioccolato non è cominciata oggi: nel 1678 con un Regio Decreto, Maria Giovanna Antonia Nemours concesse la patente di cioccolatiere a Giò Antonio Ari per produrre e vendere il "Cibo degli dei", chiamato così dagli Aztechi perché credevano che il frutto provenisse dal paradiso. Cacao deriva dalla parola composta della lingua azteca cacahuatl (schiuma e acqua): una bevanda usata nelle cerimonie religiose.
A Torino, prima del Decreto del 1678, chi produceva bevande al cioccolato non poteva commercializzarle, la vendita era riservata ai caffettieri: dopo il provvedimento reale il cicôlatè 'd Turin divenne una figura professionale molto
I TRE VINI DELLA SETTIMANA (I)
(Prima Parte)
In questo blog avremo modo di parlare dei più svariati argomenti, ma uno su tutti avrà un'occhio di riguardo e sto parlando naturalmente del Vino.
Ogni settimana esamineremo (io con il post e voi con le vostre osservazioni) 3 vini nel dettaglio, cercando di darne una descrizione accurata e completa, da qui il nome della rubrica, "I TRE VINI DELLA SETTIMANA", appunto... Il materiale letterario che mi consentirà un'accurata descrizione di ogni etichetta sarà attinto da fonti personali, mentre le immagini che inserirò in ogni post saranno prese nella quasi totalità dal web. Per qualsiasi informazione non esitate a contattarmi.
In questo nostro viaggio attraverseremo dapprima l'Italia, per poi spostarci ad esaminare i vini di tutto il mondo. Essendo al primo appuntamento con questa rubrica, mi prenderò la libertà di parlare del prodotto vitivinicolo della mia città natale, Gattinara, in provincia di Vercelli. Oltre ad essere il vino con cui sono stato "svezzato", è stato, è e, penso, resterà sempre ai primi posti della mia personale classifica.
GATTINARA D.O.C.G.
ZONA DI PRODUZIONE:
Zona di produzione: parte del territorio del comune di Gattinara (Vercelli).
Come altri prestigiosi vini piemontesi, anche il Gattinara viene prodotto da uve Nebbiolo. Probabilmente il nome deriva da "Catuli Ara" ossia Ara di Catullo. Infatti, pare che la città di Gattinara sorga nel luogo dove il Proconsole Lutazio Catulo sacrificò agli dei le spoglie di guerra dei Cimbri vinti nella zona circostante nel 
OSSERVAZIONI:
La docg Gattinara può contare su poco meno di
(Gattinara D.O.C.G. - zona di produzione)
VITIGNI - GRADO ALCOLOMETRICO MINIMO - INVECCHIAMENTO E QUALIFICHE:
Vitigni: Nebbiolo (detto localmente Spanna); possono concorrere alla produzione di detto vino anche le uve provenienti da vitigni Vespolina per un massimo del 4% e/o Bonarda di Gattinara, purché detti vitigni complessivamente non superino il 10% dei totale delle viti.
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,5%.
Acidità totale minima: 5,5 per mille.
Estratto secco netto minimo: 20 per mille.
Il vino
Per la tipologia "riserva" del vino D.O.C.G. "Gattinara" il periodo di invecchiamento non deve essere inferiore a quattro anni di cui almeno due anni di detto periodo in botti di legno. Il vino a denominazione di origine controllata e garantita "Gattinara" riserva, deve avere un titolo alcolometrico volumico totale minimo di 13%.
CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE:
Colore: rosso granato tendente all'aranciato.
Sapore: asciutto, armonico, con caratteristico fondo amarognolo.
Profumo: fine che ricorda quello della viola, specie se molto invecchiato.
ABBINAMENTI E TEMPERATURA DI SERVIZIO:
Si accompagna ad arrosti di carni rosse, grigliate, a selvaggina da pelo, a formaggi duri, pollame comune e nobile. Temperatura di degustazione: 18°-
CURIOSITA':
Nel 2005 il Gattinara Riserva 2000 Travaglini, è stato premiato dall' Associazione Italiana Sommeliers con il prestigioso premio "5 GRAPPOLI", riservato al top dell'eccellenza enologica d' Italia.

(GATTINARA D.O.C.G. CANTINA TRAVAGLINI)